L'ESEMPIO DEGLI ADULTI È IL PRIMO STRUMENTO DI EDUCAZIONE DIGITALE. Genitori, smartphone e comunicazione: perché le regole funzionano solo quando sono accompagnate dall'esempio
L'ESEMPIO DEGLI ADULTI È IL PRIMO STRUMENTO DI EDUCAZIONE DIGITALE. Genitori, smartphone e comunicazione: perché le regole funzionano solo quando sono accompagnate dall'esempio
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In molte famiglie la domanda è sempre la stessa: quanto tempo possono trascorrere online i figli? Eppure, prima ancora di parlare di limiti, controlli parentali o social network, esiste una questione fondamentale che riguarda gli adulti. I bambini e gli adolescenti imparano infatti a usare la tecnologia osservando il comportamento di chi si prende cura di loro.
L'educazione digitale non comincia con il primo smartphone ricevuto a 11 o 12 anni. Comincia molto prima, nelle relazioni quotidiane, nei momenti condivisi e nel modo in cui i genitori utilizzano i dispositivi in presenza dei figli.
La psicologia dell'apprendimento ci insegna che gran parte dei comportamenti viene acquisita attraverso l'osservazione. Questo processo, noto come modelling, è particolarmente importante durante l'infanzia e l'adolescenza.
Quando un bambino vede un adulto interrompere una conversazione per controllare una notifica, consultare continuamente il telefono durante i pasti o utilizzare lo smartphone come risposta automatica a ogni momento di attesa, apprende che questo comportamento è normale. Al contrario, osservare genitori capaci di usare la tecnologia in modo equilibrato aiuta a sviluppare competenze digitali più sane e consapevoli. Le indicazioni dell'American Academy of Pediatrics sottolineano infatti che le abitudini digitali dei genitori influenzano direttamente quelle dei figli e che la promozione di comportamenti equilibrati deve coinvolgere l'intera famiglia.
Smartphone e tecnologie digitali rappresentano risorse importanti. Consentono di comunicare, informarsi, lavorare, studiare e mantenere relazioni a distanza. Tuttavia, quando l'attenzione verso il dispositivo prevale sulle interazioni faccia a faccia, possono verificarsi effetti indesiderati sulla qualità della comunicazione familiare.
Negli ultimi anni la ricerca ha introdotto il termine technoference per descrivere le interruzioni delle relazioni causate dall'uso della tecnologia. Una chiamata, un messaggio o una notifica possono interrompere momenti di ascolto e condivisione che, soprattutto per i più piccoli, hanno un valore fondamentale per lo sviluppo emotivo e relazionale.
Particolare attenzione è stata dedicata al fenomeno del parental phubbing, ovvero la tendenza di alcuni genitori a prestare maggiore attenzione allo smartphone che ai figli durante le interazioni quotidiane. Una recente meta-analisi ha evidenziato un'associazione tra questo comportamento e maggiori difficoltà socio-emotive nei bambini e negli adolescenti.
Un uso equilibrato della tecnologia non significa rinunciare agli strumenti digitali, ma imparare a scegliere quando utilizzarli e quando invece è opportuno metterli da parte.
Per questo motivo numerosi esperti suggeriscono di creare momenti e spazi familiari liberi dagli schermi. I pasti, il tragitto verso la scuola, i momenti dedicati al dialogo o il periodo che precede il sonno possono diventare occasioni preziose per recuperare attenzione reciproca e comunicazione. L'American Academy of Pediatrics raccomanda esplicitamente la creazione di aree e tempi "screen-free" all'interno della routine familiare per favorire connessioni relazionali più significative e una migliore qualità del sonno.
Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità richiama l'importanza di ridurre il tempo sedentario trascorso davanti agli schermi favorendo attività condivise come lettura ed il gioco.
Nell'educazione digitale le regole sono importanti, ma da sole non bastano.
I ragazzi hanno bisogno di adulti che sappiano ascoltare, accompagnare e dialogare. Chiedere quali contenuti seguono, quali piattaforme utilizzano, cosa li diverte o li preoccupa online permette di costruire un clima di fiducia che favorisce una maggiore consapevolezza nell'uso della rete.
Le evidenze scientifiche più recenti indicano che le strategie educative basate sul dialogo e sulla mediazione attiva risultano generalmente più efficaci rispetto a quelle esclusivamente punitive o restrittive. Parlare con bambini ed adolescenti delle loro esperienze online, condividere attività ed esperienze digitali e definire insieme regole chiare favorisce lo sviluppo di capacità critiche e di una maggiore autonomia nell'utilizzo degli strumenti digitali.
La sfida educativa posta dalle tecnologie digitali non riguarda soltanto i più giovani. Riguarda tutta la famiglia. Gli adulti sono chiamati a esercitare un ruolo attivo non soltanto nel definire limiti e regole, ma anche nel mostrare concretamente come la tecnologia possa essere utilizzata in modo equilibrato, rispettoso e consapevole.
In un contesto in cui smartphone e piattaforme digitali accompagnano gran parte delle attività quotidiane, l'esempio rimane lo strumento educativo più potente. Perché prima ancora di insegnare a un figlio come stare online, è necessario mostrargli come stare in relazione con gli altri anche offline.
Per saperne di più:
American Academy of Pediatrics. The Family Media Plan. Pediatrics, 2024. https://doi.org/10.1542/peds.2024-067417
Zhang J. et al. Parental Phubbing and Child Social-Emotional Adjustment: A Meta-Analysis. Psychology Research and Behavior Management, 2023.https://doi.org/10.2147/PRBM.S417718
Reed J., Hirsh-Pasek K., Golinkoff R.M. The Phubbing Phenomenon: The Impact on Parent-Child Relationships. Pediatric Nursing, 2021. DOI: 10.1016/j.pedn.2021.09.027
World Health Organization. To Grow Up Healthy, Children Need to Sit Less and Play More, 2019. https://www.who.int/news/item/24-04-2019-to-grow-up-healthy-children-need-to-sit-less-and-play-more