FAQ
Domande e Risposte (FAQ)
Qui troverai le risposte alle domande frequenti.
Da che età posso far usare il telefono a mio figlio?
Non esiste un’età “giusta” valida per tutti, perché la scelta dovrebbe considerare anche la maturità emotiva del bambino o dell’adolescente, la capacità di autoregolarsi, il contesto familiare e la possibilità di una supervisione adulta. Tuttavia, le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria suggeriscono di rinviare l’introduzione dello smartphone personale almeno fino ai 13 anni e di evitare l’accesso non supervisionato a Internet prima di questa età. Prima dei 13 anni è preferibile che l’eventuale uso del telefono avvenga in modo limitato, accompagnato e finalizzato a bisogni specifici, senza accesso autonomo e continuativo alla rete. L’introduzione dovrebbe essere graduale, con regole chiare e condivise su tempi, luoghi e contenuti, evitando l’uso durante i pasti, prima di dormire e in camera da letto. Dopo i 13 anni, il telefono non dovrebbe essere considerato automaticamente uno strumento “libero”, ma un dispositivo da usare progressivamente, con dialogo, supervisione e responsabilizzazione.
Riferimenti bibliografici
Bozzola, E., Irrera, M., Barni, S., Caruso, C., Leccese, B., Franzese, E., Fioretti, L., Bernardelli, L., Scarpato, E., Cupertino, V., Mazzone, T., Russo, R., Benevento, A., Strappato, B., Cervellini, M., Ferrara, P., & Agostiniani, R. (2026). Digital media exposure and pediatric health: The recommendations from the Italian Society of Pediatrics Digital Dependency Commission. Italian Journal of Pediatrics, 52, 30. DOI: 10.1186/s13052-026-02198-6.
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Società Italiana di Pediatria. (2026). Digitale e bambini: le nuove raccomandazioni SIP. Società Italiana di Pediatria.
Passare tanto tempo su Internet incide sul sonno?
Sì, soprattutto quando l’uso avviene di sera, a letto o durante la notte. L’uso serale dei dispositivi può ritardare l’addormentamento, ridurre la durata del sonno e peggiorarne la qualità. Il rischio aumenta se il telefono resta in camera, se arrivano notifiche durante la notte o se le attività online sono molto coinvolgenti, come social, gaming, video o chat.
Riferimenti bibliografici
Carter, B., Rees, P., Hale, L., Bhattacharjee, D., & Paradkar, M. S. (2016). Association between portable screen-based media device access or use and sleep outcomes: A systematic review and meta-analysis. JAMA Pediatrics, 170(12), 1202–1208. doi: 10.1001/jamapediatrics.2016.2341
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È utile togliere telefono o computer come punizione?
Togliere improvvisamente telefono o computer come punizione, senza spiegazioni e senza un accordo educativo, di solito non è la strategia più utile. Può aumentare il conflitto, favorire comportamenti nascosti e rendere più difficile il dialogo. È preferibile costruire regole chiare, condivise e coerenti, spiegando al ragazzo perché alcuni limiti sono necessari e prevedendo alternative concrete, come attività sportive, sociali, creative o momenti familiari senza schermi. In alcune situazioni può essere utile sospendere temporaneamente l’uso del dispositivo, ad esempio se interferisce con sonno, scuola, relazioni o sicurezza, ma la sospensione dovrebbe essere proporzionata, prevedibile e inserita in un percorso di accompagnamento. La regolazione condivisa è generalmente più utile della sottrazione forzata, soprattutto se aiuta il ragazzo a sviluppare autocontrollo e uso consapevole della tecnologia.
Riferimenti bibliografici
Bozzola, E., Irrera, M., Barni, S., Caruso, C., Leccese, B., Franzese, E., Fioretti, L., Bernardelli, L., Scarpato, E., Cupertino, V., Mazzone, T., Russo, R., Benevento, A., Strappato, B., Cervellini, M., Ferrara, P., & Agostiniani, R. (2026).
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Vossen, H. G. M., van den Eijnden, R. J. J. M., Visser, I., & Koning, I. M. (2024). Parenting and problematic social media use: A systematic review. Current Addiction Reports, 11, 511–527. doi: 10.1007/s40429-024-00559-x
Come posso parlare con mio figlio dell’uso di Internet senza creare conflitto?
È utile scegliere un momento tranquillo e iniziare la conversazione con ascolto e curiosità, evitando giudizi, accuse o frasi colpevolizzanti. Può aiutare fare domande aperte, ad esempio chiedendo che cosa gli piace fare online, come si sente quando è connesso e se ci sono momenti in cui fa fatica a staccarsi. Il confronto dovrebbe partire dalla preoccupazione per il suo benessere, come sonno, scuola, relazioni, umore e tempo libero, più che dal rimprovero per il tempo trascorso online. Coinvolgere il ragazzo nella definizione di regole chiare e realistiche può ridurre il conflitto e favorire una maggiore responsabilizzazione. La qualità della relazione genitore-figlio, il dialogo e un clima familiare positivo sono fattori importanti per accompagnare un uso più consapevole della rete.
Riferimenti bibliografici
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Perché mi sento in colpa quando provo a staccare?
Il senso di colpa può dipendere dall’abitudine a essere sempre disponibili, dal confronto continuo con gli altri e dalla paura di perdere messaggi, aggiornamenti o occasioni sociali. Questo non significa che sia davvero necessario restare sempre connessi. Può essere invece un segnale utile per rivedere il proprio rapporto con le notifiche, i social e i tempi di connessione.
Riferimenti bibliografici
Akbari, M., Seydavi, M., Palmieri, S., Mansueto, G., Caselli, G., & review and meta-analysis. Journal of Behavioral Addictions, 10(4), 879–900. doi: 10.1556/2006.2021.00083
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Si può ridurre un uso problematico di Internet?
Sì. Con strategie adeguate e, quando necessario, con un supporto professionale, è possibile ridurre un uso problematico di Internet e recuperare un maggiore equilibrio. Gli interventi psicologici, in particolare quelli basati su autoregolazione, gestione delle emozioni, riorganizzazione delle abitudini e coinvolgimento del contesto familiare o scolastico, mostrano risultati promettenti, anche se la qualità degli studi è eterogenea.
Riferimenti bibliografici
Jiang, Y.-S., Liu, T.-H., Qin, D., Wang, Z.-P., He, X.-Y., & Chen, Y.-N. (2024). Effects of non-pharmacological interventions on youth with Internet addiction: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Frontiers in Psychiatry, 14, 1327200. doi: 10.3389/fpsyt.2023.1327200
hu, Y., Chen, H., Li, J., Mei, X., & Wang, W. (2023). Effects of different interventions on Internet addiction: A systematic review and network meta-analysis. BMC Psychiatry, 23, 1003. doi: 10.1186/s12888-023-05400-9
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A chi posso chiedere aiuto?
Se l’uso di Internet crea disagio o interferisce con sonno, studio, lavoro, relazioni o benessere psicologico, è utile parlarne con un professionista. Ci si può rivolgere al medico di medicina generale o al pediatra, a uno psicologo o psicoterapeuta, ai servizi territoriali di salute mentale, alla neuropsichiatria infantile per i minorenni o ai servizi per le dipendenze quando presenti competenze specifiche sulle dipendenze comportamentali. È importante chiedere aiuto senza vergogna: l’obiettivo non è colpevolizzare, ma capire cosa sta succedendo e trovare strategie adeguate.
Per trovare un servizio vicino a te puoi consultare la mappa cliccando qui Centri per la dipendenza da internet e nuove tecnologie in Italia
Riferimenti bibliografici
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È normale sentirmi escluso se non sono sempre online?
Può succedere. La paura di essere esclusi, spesso indicata con il termine FOMO (fear of missing out), può essere amplificata dai social media, dalle notifiche e dalla sensazione che gli altri stiano vivendo esperienze importanti senza di noi. Questo vissuto può spingere a controllare più spesso il telefono, anche di sera o durante la notte, con possibili effetti sul sonno e sul benessere.
Riferimenti bibliografici
Akbari, M., Seydavi, M., Palmieri, S., Mansueto, G., Caselli, G., & Spada, M. M. (2021). Fear of missing out (FoMO) and Internet use: A comprehensive systematic review and meta-analysis. Journal of Behavioral Addictions, 10(4), 879–900. doi: 10.1556/2006.2021.00083
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Come si può prevenire una dipendenza da Internet?
La prevenzione dell’uso problematico di Internet è più efficace quando non si limita a ridurre il tempo trascorso online, ma aiuta bambini e adolescenti a sviluppare competenze digitali, emotive e relazionali. È importante promuovere un uso consapevole della rete, aiutare i ragazzi a riconoscere le emozioni che possono portarli a rifugiarsi online e favorire strategie alternative per gestire noia, stress, ansia o solitudine. Un ruolo centrale è svolto dalla famiglia: relazioni positive, comunicazione aperta e regole condivise, coerenti e spiegate sono più utili di divieti rigidi o punitivi. Anche le attività offline significative, come sport, relazioni sociali, interessi creativi e tempo libero strutturato, rappresentano fattori protettivi. Gli interventi basati solo sul controllo del tempo online risultano meno promettenti se non sono accompagnati da educazione, dialogo e potenziamento delle competenze di autoregolazione del minore.
Riferimenti bibliografici
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L’intelligenza artificiale è sempre affidabile?
L’intelligenza artificiale è sempre affidabile?
No. L’IA può generare errori, informazioni incomplete, risposte inappropriate o contenuti apparentemente convincenti ma non corretti. Questo è particolarmente importante quando si
parla di salute, emozioni, disagio psicologico o situazioni di rischio. È quindi necessario usarla in modo critico, verificare le informazioni con fonti affidabili e chiedere aiuto a persone competenti quando il tema riguarda il benessere o la sicurezza.
Riferimenti bibliografici
World Health Organization. (2024). Ethics and governance of artificial intelligence for health: Guidance on large multi-modal models. Geneva: World Health Organization.
American Psychological Association. (2025). Artificial intelligence and adolescent well-being: Health advisory. American Psychological Association.
Hua, Y., Na, H., Li, Z., Liu, F., Fang, X., Clifton, D. A., & Torous, J. (2025). A scoping review of large language models for generative tasks in mental health care. npj Digital Medicine, 8, 230. doi: 10.1038/s41746-025-01611-4
L’IA può davvero aiutare nella gestione delle emozioni?
Alcuni strumenti digitali basati su IA, progettati specificamente per il supporto alla salute mentale e valutati in studi controllati, hanno mostrato benefici su alcuni sintomi come stress, ansia o umore depresso. Tuttavia, gli effetti sono generalmente da interpretare con cautela, la durata dei benefici non è sempre chiara e i chatbot generalisti non sono equivalenti a un intervento psicologico. L’IA può essere un supporto complementare, ma non deve sostituire l’aiuto umano o professionale quando il disagio è intenso o persistente.
Riferimenti bibliografici
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Hua, Y., Na, H., Li, Z., Liu, F., Fang, X., Clifton, D. A., & Torous, J. (2025). A scoping review of large language models for generative tasks in mental health care. npj Digital Medicine, 8, 230. doi: 10.1038/s41746-025-01611-4
Quali sono i limiti dell’IA come spazio di sfogo emotivo?
L’IA non può sostituire il rapporto con una persona reale, né il supporto di un professionista. Può dare risposte inesatte, troppo generiche, non adatte all’età o non adeguate a situazioni di rischio. Può inoltre non riconoscere correttamente segnali di disagio grave, autolesionismo, abuso, depressione o ideazione suicidaria. Per questo, in età evolutiva l’uso dell’IA per temi emotivi dovrebbe essere accompagnato da adulti e non sostituire il dialogo con genitori, insegnanti o professionisti.
Riferimenti bibliografici
American Psychological Association. (2025). Artificial intelligence and adolescent well-being: Health advisory. American Psychological Association.
Hua, Y., Na, H., Li, Z., Liu, F., Fang, X., Clifton, D. A., & Torous, J. (2025). A scoping review of large language models for generative tasks in mental health care. npj Digital Medicine, 8, 230. doi: 10.1038/s41746-025-01611-4.
World Health Organization. (2024). Ethics and governance of artificial intelligence for health: Guidance on large multi-modal models. Geneva: World Health Organization.
Perché alcuni adolescenti usano l’intelligenza artificiale (IA) per parlare di come si sentono?
Alcuni adolescenti possono percepire l’IA come uno spazio facilmente accessibile, sempre disponibile e non giudicante, soprattutto quando provano solitudine, imbarazzo o difficoltà a parlare con altre persone. Questo può spiegare perché alcuni la usano per sfogarsi o cercare rassicurazione. Tuttavia, l’IA non sostituisce una relazione umana e non dovrebbe diventare l’unico canale per gestire emozioni difficili.
Riferimenti bibliografici
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Feng, X., Tian, L., Ho, G. W. K., Yorke, J., & Hui, V. (2025). The effectiveness of AI chatbots in alleviating mental distress and promoting health behaviors among adolescents and young adults: Systematic review and meta-analysis. Journal of Medical Internet Research, 27, e79850. doi: 10.2196/79850.
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In che modo la FOMO (fear of missing out) è legata ai risvegli notturni?
La FOMO, cioè la paura di perdersi qualcosa, può spingere a controllare notifiche, messaggi o aggiornamenti anche quando si dovrebbe dormire. Questo comportamento può ritardare l’addormentamento, favorire risvegli notturni e rendere il sonno più frammentato. Le evidenze mostrano un’associazione tra FOMO e diverse dimensioni del sonno, ma la relazione va presentata con cautela perché molti studi sono osservazionali.
Riferimenti bibliografici
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Perché usare schermi la sera può rendere più difficile addormentarsi?
Usare schermi la sera può rendere più difficile addormentarsi per più motivi: la luce degli schermi può interferire con i segnali biologici che preparano al sonno, le attività online possono mantenere il cervello attivo e il tempo trascorso con il dispositivo può sostituire il tempo dedicato al riposo. La luce a breve lunghezza d’onda, spesso chiamata “luce blu”, può contribuire alla soppressione della melatonina, anche se l’effetto dipende da intensità, durata dell’esposizione, distanza dallo schermo e sensibilità individuale.
Riferimenti bibliografici
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Quali conseguenze comporta la deprivazione di sonno legata all’uso dei device negli adolescenti?
Dormire poco o dormire male può avere effetti importanti sugli adolescenti. Può aumentare irritabilità, sonnolenza diurna, difficoltà attentive, problemi di memoria, peggior rendimento scolastico e maggiore vulnerabilità a sintomi ansiosi e depressivi. Il sonno insufficiente può anche rendere più difficile la regolazione delle emozioni e aumentare alcuni comportamenti a rischio.
Riferimenti bibliografici
Uccella, S., Cordani, R., Salfi, F., Gorgoni, M., Scarpelli, S., Gemignani, A., Geoffroy, P. A., De Gennaro, L., Palagini, L., Ferrara, M., & Nobili, L. (2023). Sleep deprivation and insomnia in adolescence: Implications for mental health. Brain Sciences, 13(4), 569. doi: 10.3390/brainsci13040569.
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Che cos’è il vamping? E perché è un comportamento a rischio?
Il vamping è un termine divulgativo usato per indicare l’abitudine di usare dispositivi digitali durante la notte, spesso per messaggi, social, video o videogiochi. Non è una diagnosi clinica, ma può diventare un comportamento a rischio perché riduce il tempo dedicato al sonno, frammenta il riposo e può aumentare sonnolenza diurna, irritabilità, difficoltà di concentrazione e peggioramento del rendimento scolastico.
Riferimenti bibliografici
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adolescent sleep: A systematic review. International Journal of Environmental Research and Public Health, 18(2), 760. doi: 10.3390/ijerph18020760
Come posso riconoscere se mio/a figlio/a ha un uso problematico di Internet?
Per riconoscere un possibile uso problematico di Internet è importante osservare soprattutto i cambiamenti nel funzionamento quotidiano, più che il solo numero di ore trascorse online. Alcuni segnali da non sottovalutare sono la difficoltà a interrompere l’uso, la perdita di controllo sul tempo trascorso in rete, irritabilità, rabbia o forte disagio quando l’accesso viene limitato, trascuratezza del sonno, della scuola, delle relazioni familiari o sociali e progressiva perdita di interesse per attività offline che prima erano piacevoli. Un altro segnale rilevante è l’uso di Internet come principale modo per gestire emozioni negative, come ansia, tristezza, noia, solitudine o stress. Nei bambini e negli adolescenti, l’uso problematico può associarsi anche a calo del rendimento scolastico, isolamento, conflitti familiari e ritiro dalle relazioni. La presenza di questi segnali non significa necessariamente che ci sia una dipendenza, ma suggerisce l’opportunità di parlarne con i figli e, se il problema persiste o interferisce con la vita quotidiana, di rivolgersi a un professionista.
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Chi può sviluppare una dipendenza da internet?
L’uso problematico di Internet può interessare persone di età diverse, dagli adolescenti agli adulti fino agli anziani. Non dipende da un solo fattore, né semplicemente dal tempo trascorso online, ma dall’interazione tra caratteristiche individuali, condizioni psicologiche, contesto di vita e modalità di utilizzo della rete. Alcune persone possono essere più vulnerabili quando utilizzano Internet per gestire emozioni spiacevoli, ridurre solitudine, ansia, noia o stress, oppure quando faticano a controllare il tempo dedicato alle attività online. Anche l’accessibilità costante a smartphone, social media, videogiochi, piattaforme di streaming, acquisti online e altri servizi digitali può facilitare un uso eccessivo, soprattutto quando queste attività diventano prioritarie rispetto allo studio, al lavoro, alle relazioni, al sonno o ad altri interessi. Il rischio aumenta in presenza di isolamento sociale, difficoltà di autoregolazione, impulsività, sintomi ansiosi o depressivi e uso della rete come principale strategia di compensazione o regolazione emotiva.
Riferimenti bibliografici:
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