SOCIAL CHALLENGE PERICOLOSE
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Negli ultimi anni le social media challenges sono diventate un fenomeno particolarmente diffuso tra bambini, adolescenti e giovani adulti. Si tratta di sfide che circolano sulle principali piattaforme digitali, come TikTok, YouTube e Instagram, e che invitano gli utenti a replicare un determinato comportamento, registrarlo e condividerlo online. Molte di queste iniziative hanno finalità ricreative, creative o solidali; tuttavia, alcune prevedono comportamenti potenzialmente dannosi in grado di mettere seriamente a rischio la salute di chi vi partecipaLa crescente preoccupazione della comunità scientifica, infatti,deriva dal fatto che alcune challenge prevedono comportamenti capaci di provocare lesioni anche gravi. La review di Middelberg e colleghi (2025), basata sull’analisi degli studi pubblicati tra il 2000 e il 2024, descrive numerosi esempi di sfide ad alto rischio. Tra queste figurano la Cinnamon Challenge, che consiste nell'ingerire un cucchiaio di cannella senza bere acqua; la Fire Challenge, che prevede l'accensione di sostanze infiammabili applicate sul corpo; la Salt and Ice Challenge, responsabile di ustioni e lesioni cutanee; e la Blackout Challenge, nella quale la temporanea privazione di ossigeno viene utilizzata per provocare una perdita di coscienza. Le conseguenze descritte in letteratura comprendono danni respiratori, ustioni, intossicazioni, lesioni neurologiche permanenti e, nei casi più gravi, anche il decesso dei partecipanti (Middelberg et al., 2025).
Per comprendere perché molti giovani decidano di prendere parte a queste sfide non è sufficiente soffermarsi esclusivamente sui rischi fisici. È necessario considerare anche il contesto sociale e psicologico in cui tali comportamenti si sviluppano. Lo studio di Deslandes e colleghi (2020), basato sull'analisi di video realizzati da bambini e adolescenti, evidenzia come le challenge rappresentino spesso uno strumento attraverso cui costruire e mostrare la propria identità online. Pubblicare contenuti che attirano l'attenzione consente infatti di ottenere visualizzazioni, commenti, approvazione e riconoscimento da parte degli altri utenti, elementi particolarmente significativi durante l'età adolescenziale.
In questa fase dello sviluppo, il bisogno di appartenenza al gruppo dei pari assume infatti un ruolo centrale. Essere accettati, sentirsi parte di una comunità e ricevere conferme dagli altri rappresentano aspetti fondamentali per la costruzione dell'autostima e dell'identità personale. Le piattaforme social amplificano questi processi, offrendo un pubblico potenzialmente molto ampio e sistemi di feedback immediati, come like, condivisioni e commenti. In questo contesto, il carattere estremo o rischioso di una challenge può diventare un fattore che ne aumenta l'attrattiva, poiché rende il contenuto più visibile e capace di suscitare curiosità o ammirazione.
Un altro elemento importante riguarda l'influenza esercitata dall'esposizione continua ai contenuti presenti online. Le ricerche indicano che la frequente visualizzazione di comportamenti rischiosi può contribuire a modificare la percezione della loro pericolosità. Quando determinate condotte vengono mostrate ripetutamente, soprattutto da coetanei o influencer considerati modelli di riferimento, possono apparire più normali, accettabili o meno dannose di quanto siano realmente. La meta-analisi di Vannucci e collaboratori (2020), che ha coinvolto oltre 67.000 adolescenti, ha evidenziato un'associazione significativa tra utilizzo dei social media e maggiore frequenza di comportamenti a rischio, tra cui il consumo di sostanze e altre condotte potenzialmente dannose. Sebbene tale studio non si focalizzi specificamente sulle challenge virali, i risultati suggeriscono che i social media possano favorire processi di imitazione e apprendimento sociale che aumentano la propensione ad assumere comportamenti rischiosi.
È importante sottolineare che la partecipazione a queste sfide non dipende da un unico fattore. Al contrario, si tratta di un fenomeno complesso in cui interagiscono caratteristiche individuali, aspetti tipici dello sviluppo adolescenziale, dinamiche relazionali e specifiche caratteristiche degli ambienti digitali. La ricerca di emozioni intense, il desiderio di distinzione, la pressione dei pari e la possibilità di raggiungere rapidamente un vasto pubblico possono concorrere a rendere alcune challenge particolarmente attraenti, nonostante i potenziali pericoli.
Alla luce della crescente diffusione di questo fenomeno, gli esperti sottolineano la necessità di promuovere interventi di prevenzione che coinvolgano diversi attori. Le famiglie svolgono un ruolo fondamentale nel favorire il dialogo aperto sull'uso dei social media e nell'aiutare i ragazzi a sviluppare capacità critiche nella valutazione dei contenuti visualizzati online. Anche la scuola può contribuire attraverso programmi di educazione digitale che insegnino a riconoscere i rischi e ad utilizzare le piattaforme in modo consapevole. Parallelamente, i professionisti della salute e le istituzioni possono supportare iniziative informative rivolte ai giovani, mentre le piattaforme social sono chiamate a rafforzare le strategie di moderazione e monitoraggio dei contenuti potenzialmente pericolosi.
Nel loro insieme, queste azioni possono contribuire a creare un ambiente digitale più sicuro, aiutando gli adolescenti a utilizzare i social media come strumenti di espressione, relazione e apprendimento, senza esporsi inutilmente a comportamenti potenzialmente dannosi per la loro salute e il loro benessere.
Per saperne di più:
Deslandes, S. F., Coutinho, T., Ferreira, T. R. S. C., & Flach, R. M. D. (2020). Online challenges among children and adolescents: Self-inflicted harm and social media strategies. Salud Colectiva, 16, e3264. DOI:10.18294/sc.2020.3264
Middelberg, L. K., Mason, A. E., Miller, S., Helwig, S., & McKenzie, L. B. (2025). Risky social media challenges: A scoping review, 2000-2024. Injury Epidemiology, 13(1), 1. https://doi.org/10.1186/s40621-025-00647-0
Vannucci, A., Simpson, E. G., Gagnon, S., & Ohannessian, C. M. (2020). Social media use and risky behaviors in adolescents: A meta-analysis. Journal of Adolescence, 79, 258-274. https://doi.org/10.1016/j.adolescence.2020.01.014